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INCONTRO CON CAPUOZZO

I giornalisti della redazione di HYS incontrano Toni Capuozzo

Ester Montisci • novembre 2009

A grande sorpresa il 27 Novembre 2009 Toni Capuozzo si e' recato al Centro Formazione Pordenone per incontrare 20 giovani giornalisti.

Per l’intera giornata i ragazzi si sono preparati, provando e riprovando la presentazione del giornalino “Having Your Say” (dì la tua) da proporre al grande giornalista Capuozzo, conduttore del noto programma Mediaset “Terra”.

<<Il Centro Formazione Pordenone lo considero uno dei luoghi più vivaci della zona>> ha commentato un amico di Toni. Alla giovane redazione è rimasta impressa questa frase a tal punto di essersi sciolti un pochino nella presentazione del loro giornale.

A turno i ragazzi hanno presentato il lavoro svolto lo scorso anno scolastico, sottolineando: chi sono, cos’è il giornale on-line e di cosa tratta; hanno presentato alcuni articoli scritti anche da ragazzi che non fanno più parte della redazione( si sono qualificati lo scorso anno) il meeting, che viene svolto ogni anno da alcune classi (progetto organizzato dal Comune di Pordenone per tutte le scuole superiori della zona che vogliono partecipare) le foto scattate durante le interviste, incontri ed eventi e infine hanno visionato il video realizzato, due anni fa, dai ragazzi del Progetto Giovani di Prata.

Riaccese le luci della sala, tutti i presenti hanno applaudito il lavoro svolto dalla redazione di Having Your.

A questo punto è stata la volta, di entrare in azione, dei neo giornalisti della redazione di quest’anno, i ragazzi che sono appena all’inizio della loro “carriera”, quelli che hanno vissuto questa, come la loro prima intervista faccia a faccia, ecco, di seguito le domande poste.

Signor Capuozzo, che cosa consiglia ai giovani che vogliono intraprendere la Sua stessa carriera lavorativa?

<<Ad essere sincero sono contrario ai consigli, perché non li ho mai ascoltati>> confessa Toni davanti ai presenti e alle telecamere. <<Certe cose s’imparano sulla base dell’esperienza. All’inizio, dopo aver prestato servizio militare, ero un insegnante di una scuola simile al CFP. Mi piaceva, ma sentivo che non poteva essere il lavoro della mia vita; insegnavo meccanica d’auto, elettrauto ed elettronica televisiva, ma passavo più tempo a fare da organizzatore di attività sportiva e assistente sociale. Poi, per caso, mi è capitato di fare il giornalista e da quella volta ho iniziato a fare carriera anche se non avevo un’idea chiara di quello che volevo fare veramente nella vita.

Durante la mia carriera ho dovuto imparare l’inglese, prima per strada parlandolo, poi facendo un corso; l’ho sempre vista come una grande opportunità visto che, quando avevo la vostra età, a scuola imparavo solo le materie che mi interessavano.

Quindi ragazzi vi dico che il tempo passa veloce e che di tempo ce n’è veramente poco, perciò seguite il vostro destino, sfruttate bene il vostro tempo, fate le cose come se doveste prendere la patente, studiate per poter fare un lavoro che ha che fare con la comunicazione, perché riuscire a comunicare con gli altri attraverso parole, emozioni, gesti, etc…, nel modo più efficace, è molto importante; il modo in cui vi esprimete con un’altra persona a un suo valore e per fare ciò dovreste leggere perché è l’unico modo per arricchire il proprio vocabolario>>.

Come mai ha scelto di occuparsi, come giornalista, di servizi dall’estero?

<<È capitato un po’ per caso, a volte mi domando “come mai ho continuato?”. La mia prima vera esperienza l’ho avuta in una zona dove c’era la guerra (Makaragna). Secondo me, la guerra è la cosa peggiore per la società in quanto libera gli aspetti negativi della gente. Spesso e volentieri mi capitava, e mi capita tuttora, di recarmi in alcuni luoghi e, dopo un po’, volerci ritornare perché delle volte mi affezionavo a delle persone e anche loro si affezionavano a me e automaticamente diventavamo amici, e questo per me è una delle cose più semplici e quindi più belle>>.

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Che rapporti ha con la Sua famiglia svolgendo questo lavoro e andando anche all’estero?

A dire la verità non sono mai stato un padre perfetto con i miei figli, quando ero all’estero sentivo la loro mancanza, ma apprezzavo il fatto che loro erano a casa lontano dai luoghi di guerra>>.

Dopo l’intervista tutti si sono lasciati andare ad un caloroso applauso e negli ultimi cinque minuti rimasti la redazione ha preferito scattare più foto possibili con Toni, quasi a voler dimostrare a se stessi e agli altri che quest’incredibile incontro c’è stato davvero.. una stretta di mano e Toni è dovuto scappare ad un congresso. Pochi istanti dopo la redazione aveva il sorriso stampato sulle labbra, gli occhi lucidi dalla contentezza e di una cosa poteva essere certa,Toni Capuozzo l’esempio più grande di come si fa giornalismo: l’ha dato con la sua vita.

HAVING YOUR SAY

magazine interculturale

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