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MI CHIAMO JAHAJ PAJTIM E SONO UN IMMIGRATO

Riflessione sul primo Marzo 2010: lo sciopero degli immigrati.

Jahaj Pajtim • marzo 2010

Mi chiamo Jahaj Pajtim, sono immigrato in Italia da un bel pezzo, ho messo piede qui, per la prima volta, nel 2004 e sono dovuto venire in questo Paese per vari motivi: mio padre viveva da solo, mentre mia madre era con noi in Kosovo, così mio padre ha deciso di portare in Italia tutta la famiglia per non lasciarci da soli: adesso viviamo tutti in Italia. Prima che io e miei familiari arrivassimo, mio padre era da solo, lavorava qui e guadagnava bene; anche lui, come altri, è dovuto venire in Italia a causa della guerra e si è dovuto spostare per avere una vita migliore”.

Giù in Kosovo c’era una situazione non tanto bella per rimanere, perché durante la guerra sono state bruciate tutte le imprese, quindi mancava il lavoro, c’era una situazione invivibile: molti non avevano da mangiare, cosi tanti cittadini sono dovuti partire verso altri Paesi.

senzadinoi

Così io adesso vivo in Italia e sono contento di questo. Vado a scuola, frequento la 3° superiore, in un istituto professionale, il CFP. Dopo aver frequentato l’ultimo anno qui, penso di proseguire oltre e di arrivare al diploma. Qui mi trovo bene con tutti: italiani e non, non ci sono problemi per gli extracomunitari, penso non ci sia tanto razzismo in giro.

Sono qua in Italia, ma non è sempre bello, nel senso che, mi manca tutta l’altra parte della mia famiglia che è rimasta in Kosovo, mi mancano i miei nonni a cui voglio molto molto bene. Vivendo così lontano, non riesco a vederli quando voglio, al massimo due volte all’anno, mi mancano anche i miei migliori i amici, veramente molto, mi piacerebbe essere con loro nel mio Paese.

Gli immigranti non vanno negli altri Paesi per divertirsi, ma ci vanno per lavorare e sono costretti ad andare via per motivi economici.

Non è che uno prende, scappa dal suo Paese e va in un altro così.. tanto per.. Sicuramente a queste persone manca qualcosa, vanno via in cerca di una vita migliore o semplicemente normale.

Spero di tornare nel mio paese, perché là sto bene: ma lo farò dopo avere stabilito tutto e terminato la scuola, cosi da avere qualcosa in mano, almeno il diploma, spero!

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