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IL RAZZISMO

Storia che si ripete

ANONIMO [CFP Arba] • aprile 2010

Oggi si pensa che il razzismo sia ormai un fatto superato, che non ci siano discriminazioni di importanza rilevante. Si pensa questo perché ormai si ha a che fare con realtà multietniche, in cui diversi popoli si incontrano a livello lavorativo, scolastico e sociale. E’ normale ritrovarsi su un posto di lavoro dove più nazionalità collaborano assieme, così come è consueto avere il vicino di casa straniero. Questa apparentemente sembra una convivenza pacifica, perché se ci soffermiamo un istante a pensare, ci viene spontaneo domandarci che cosa ci potrebbero fare di male delle persone di una diversa nazionalità. Questo problema si pone principalmente dalle notizie di cronaca nera che vedono spesso coinvolti rumeni arrestati per stupri o delitti, albanesi indagati per spaccio di droga, cinesi accusati di sfruttamento del lavoro e mafia. Tutte queste notizie accendono molte polemiche che il più delle volte sfociano in razzismo. Essendo l’Italia un Paese che in questi ultimi decenni ha visto arrivare sempre più extracomunitari, spesso si avverte un comune lamento che fa da denuncia a tutto ciò.

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[foto: fonte impresalavoro.eu]

Molti dicono che tutti questi stranieri ci portano via il lavoro, altri sbottano dicendo che sono solo capaci di fare violenza e delinquere. Per questo si tende a generalizzare. Da quando è nato il mondo però molti popoli si sono sempre reputati superiori ad altri, sentendosi quindi in diritto di sottometterli; basti pensare a quando gli americani strapparono dalla Terra natia gli africani, riducendoli in schiavitù, privandoli delle proprie origini. Sempre gli americani sterminarono gli indiani, coloro che erano i veri cittadini d’America, questo per appropriarsi di una nazionalità che non gli apparteneva e che tuttora non gli appartiene, perché macchiata di sangue. I veri americani non sono quegli uomini bianchi che ci immaginiamo, indaffarati a dominare il mondo, molto spesso rovinandolo. I veri americani sono quelli che loro chiamavano “pelle rossa”, che hanno ucciso perché si credevano superiori e in diritto di chiuderli nelle riserve. Ancora oggi si pensa che chi ha la pelle nera è sicuramente meno intelligente di noi, poco pulito, abituato a vivere nelle savane. I rumeni sono sicuramente tutti delinquenti, così come gli albanesi. Per non parlare dei nordafricani, popoli incivili ed estremisti, che pensano solamente a fare vendetta in nome del loro Dio. Alle persone che tacciano queste popolazioni con tali giudizi, sfugge però un fatto che non è di poca importanza. Non molto tempo fa, eravamo noi italiani a imbarcarci su navi fatiscenti in cerca di fortuna. I nostri nonni partivano senza avere niente tra le mani, rincorrendo il sogno di poter fare una vita migliore, poter dare una certezza futura ai propri figli. Siamo andati dappertutto… Dalla Svizzera alla Nuova Zelanda. Non è stato facile nemmeno per noi… abbiamo subito angherie, pregiudizi, discriminazioni. A volte non ci venivano dati nemmeno gli alloggi, proprio perché eravamo italiani. A New York ci lasciavano come bestie su un isolotto, dove ci controllavano persino i pidocchi. E questo perché? Perché gli americani erano cattivi? Gli svizzeri tuttora ce l’hanno con noi… tale è l’odio che hanno nei nostri confronti, che ai nostri connazionali era persino vietato entrare nei bar; dappertutto c’era scritto “Vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”. Questo dovrebbe farci capire che probabilmente non eravamo santi nemmeno noi…se fossimo state le persone tanto per bene che oggi diciamo di essere, non avremmo portato la mafia in tutto il mondo.

Per questo motivo mi fanno specie quelle persone ignoranti e regredite che sputano in faccia a chi oggi viene in cerca di una vita migliore in Italia. Se questi individui andassero oltre quell’idea ignorante che si sono creati, si renderebbero conto che non sono tutti uguali. E’ vero che i problemi ci sono, è vero che non vengono rispettate le regole… ma è anche vero che le persone con un colore diverso dal nostro non sono inferiori o più stupide di noi, ma sono invece persone che hanno delle esperienze di vita da raccontarci, persone che vivono le nostre stesse emozioni, che hanno le nostre stesse speranze. Quelli che vengono chiamati “negri”, sono prima di tutto esseri viventi, che hanno il diritto di essere rispettati per ciò che sono e per ciò che valgono. In mezzo a tutti quei rumeni che si comportano in maniera barbara, c’è anche qualcuno che ha una mentalità diversa. C’è un ragazzo rumeno nella mia scuola, Ronald.. è un ragazzo fantastico, che sa esserti amico, che è capace di ascoltarti e parlare con te... sa farti ridere, ed è una persona sensibile, con un grande cuore. E’ un adolescente come me, che non ha la violenza impressa negli occhi, ma solamente tanta voglia di vivere. Ci sono ragazze marocchine che girano senza velo, si truccano, escono, si divertono; ragazze che non hanno un padre impositivo, ma bensì un padre come tutti gli altri che a volte è geloso della figlia, ma che al tempo stesso capisce che non può essere lui, padrone della sua esistenza. Sono ragazze che pregano un Dio diverso dal mio, anche se Dio è unico… ragazze che non leggono la Bibbia, ma bensì il Corano… ma per questo posso veramente dire che sono diverse? Io studio in una scuola multietnica, dove ci sono diverse nazionalità che convivono assieme per diversi anni… ma nonostante tutto spesso mi capita di udire il disprezzo nei commenti dei miei compagni italiani… al punto che vorrebbero ci fosse il Duce o addirittura Hitler. L’ignoranza li spinge a dire “ Tutti quegli albanesi che vengono da noi con il gommone dovrebbero annegare”… ma proprio loro, fedeli ammiratori del Duce, non sanno che lui stesso fece il vano tentativo di fare dell’Albania una propria colonia. La mia esperienza più vicina alla “diversità”, è la relazione che ho, quasi da un anno, con un ragazzo per metà greco e per metà albanese. Posso solamente dire che lui, come tanti altri ragazzi stranieri, non ha niente di diverso da un nostro connazionale. Purtroppo la violenza, è radicata nell’animo dell’essere umano, non è solamente un’esclusiva di certi Paesi.

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[foto: fonte freedomsphoenixs.com]

Martin Luther King, in un discorso che passò alla storia disse: “Ho un sogno. Che i miei quattro bambini vivano un giorno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per chi sono nel cuore”. Anche io ho un sogno… Vorrei dal più profondo del mio cuore che il Mondo si fermasse un attimo, che ognuno si guardasse negli occhi, per capire che non possono essere una religione o un colore diverso, a dividere i popoli del Mondo, gettando odio nei loro cuori. Vorrei che ogni uomo fosse libero… libero da ogni schiavitù, da ogni pregiudizio. Se tutti capissimo che preghiamo ogni sera lo stesso Dio, che le nostre lacrime hanno tutte lo stesso sapore, a quel punto forse il Mondo avrebbe ottenuto quell’indipendenza che cerca, e l’uomo maltratto, l’uomo di colore, l’uomo diverso, potrebbe finalmente gridare al cielo la sua vittoria. Vorrei che un eco di pace ci abbracciasse tutti quanti con lo stesso calore, con la stessa passione, per donarci il rispetto e l’amore che ci mancano.

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