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ATTIVITA' 2010

 

I.T.C. « O. Mattiussi »

LE NOSTRE POESIE ...

 

GUERRA…

 

Pensieri da una parte

Corpo da un’altra

La guerra distrugge

Dentro e fuori

Pensieri unicamente riferiti ai propri cari ormai troppo lontani

Si pente

Si pente forse, di non averli salutati quanto basta per far capire loro quanto importanti sono nella sua vita

Si interroga

Si interroga sul perché la specie umana non possa vivere in pace

Invece che uccidersi a vicenda

Per una causa che certo, non vale tutte queste vite perse.

 

Francesco

 

LA PARTECIPAZIONE ALLA VITA SOCIALE

 

Sono una ragazza di sedici anni quindi vi parlo di una realtà di cui faccio parte anche io. Pratico un'attività sportiva dall'età di tre anni, spesso mi è venuta l'idea di cambiare sport ma mai di smettere. Reputo lo sport il miglior modo per essere attivi nella vita sociale. Non credo si debba per forza praticarlo a livello agonistico, come in alcuni casi, ma credo sia sufficiente avere qualche ora alla settimana da dedicare a ciò che ci piace fare, che ci mantiene in salute e soprattutto a contatto con il mondo esterno. Per esperienza ho notato che più si cresce, più gli interessi cambiano, infatti si tende a tralasciare la propria passione per dedicarsi maggiormente alle uscite con gli amici, alle vasche in centro ecc., ma tutto questo dopo un po' annoia: sempre i soliti posti, nulla di nuovo da fare. È da qui che inizia a mancare la partecipazione alla vita sociale perché si arriva a quel punto in cui non si fa altro che stare a casa davanti alla televisione, ma soprattutto davanti al computer. Da qui nasce un secondo problema molto riscontrato tra i giovani: la mancanza di comunicazione. Ritengo che il computer non venga usato nel modo corretto, ma semplicemente come una moda, che a parer mio, porta ad un assoluto isolamento e ad una mancanza di contatto con la vita esterna. Facebook è uno degli strumenti più utilizzato dai ragazzi. Scambiare idee con le persone non manca, ma il contatto con chi si parla non esiste ed è questo il problema. Tutti sono capaci di parlare attraverso uno schermo e una tastiera, ma l'ostacolo più grande è parlare ad una persona guardandola negli occhi. Da non sottovalutare anche la mancanza di dialogo con la famiglia, data dal fatto che si preferisce stare davanti al computer a condividere link e altre cose simili piuttosto che una chiacchierata con i propri genitori, o anche semplicemente guardare un film tutti insieme. Credo comunque che un'attività sportiva, oratoriale, musicale siano molto importanti per la crescita psicologica dei ragazzi e soprattutto per non perdere quel contatto fondamentale con ciò che ci circonda, e che in futuro sarà difficile da ritrovare.

Veronica

 

LE NOSTRE CANZONI…

 

LA PARTECIPAZIONE

 

la partecipazione è unione

la partecipazione è condivisione.

Mi ricordo di un ragazzo un po' pazzo

a cui la vita piaceva un sacco,

e ogni mattina, puntualmente, prendeva l'autobus.

Un bel giorno, questo ragazzo, arrivò in

ritardo alla fermata e lo perse

e allora, lui, incavolato nero, a testa bassa si

diresse verso casa

nel tragitto vide un manifesto appeso al muro,

per leggerlo si fece luce col telefonino

perché ormai era già scuro.

In questo manifesto c'era scritto che

cercavano un presentatore per un complesso.

Lui, era molto timido, ma si sentiva veramente

solo, non avendo nessuno, decise di prendere

l'occasione al volo.

Questo gruppo lo accolse molto bene, lui si

rese conto che tutte le sue paure erano sceme.

Ancora oggi si sente inglobato e a tutto è preparato.

Alex

 

PASSIONE

 

Ho una passione

la passione in questione è per il

pallone, quella sfera rotonda che

circola in campo su di un erboso manto.

È il calcio, è proprio una passione

che ho sin da quando ero piccolino,

andavo avanti a omogeneizzati e calcio

il mio idolo era Roberto Baggio, mamma mia

quanti gol segnava il divin codino, i suoi colpi di tacco, le sue

punizioni che andavano sempre dentro

Allenatori, giocatori di tutte le squadre li

sapevo a memoria, sapevo pure tutti gli

arbitri, i loro nomi e le città da dove

provenivano.

Ero davvero un portento

ma la mia vera unica passione si

chiama Juventus, non la cambierei per

nessun motivo al mondo, e sono felice così

 

 

Alex

 

I REPORT

 

DEPOSITO GIORDANI ORE 09.00 DEL 16.12.2009

 

120 STUDENTI CON I LORO PROFESSORI PROVENIENTI DA VARIE REALTA’ DEL TERRITORIO SI INCONTRANO E SI METTONO IN GIOCO PER CONFRONATRSI E PENSARE INTORNO E DENTRO ALLA TEMATICA: “MOVIMENTI URBANI E PARTECIPAZIONE”.

I FACILITIATORI STEFANO SANTINI E CHRISTIAN GRETTER, CHE CON IL METODO DELL’OPEN SPACE TECNOLOGY …. MA TANTO HANNO CONTRIBUITO IL LORO CALORE E SIMPATIA… COINVOLGONO TUTTI ED ALLA FINE DEL PERCORSO QUESTI I REPORT PRODOTTI, CIASCUNO CON SOTTOTEMI INDIVIDUATI DAGLI STUDENTI STESSI.

 

RAPPORTO TRA PROFESSORI E STUDENTI

 

D : Secondo te come dovrebbe funzionare un rapporto tra professore e studente ?

R : Secondo noi ci dovrebbe essere un rispetto reciproco, ovviamente tenendo conto il ruolo che ha l’insegnante.

D : E rispetto la prepontenza dei professori ?

R : quando un ragazzo si comporta in maniera molto vivace viene subito preso di mira, dai professori per tutto l’anno. E se poi il ragazzo si impegna viene comunque sminuito dal comportamento avuto in principio.

D : Cosa pensi dei metodi di valutazione corretti e scorretti ?

R : Certi metodi di correzione, esempio abbassare di un punto il voto per una risposta errata e viceversa se la risposta è corretta, secondo me non è corretto, in quanto così è difficilissimo recuperare e raggiungere la sufficienza, nonostante tutto l’impegno che ci si possa mettere.

Pensieri condivisi dal gruppo :

discutendo abbiamo constatato che un rapporto di amicizia tra professore e studente aiuta ad aumentare la voglia di apprendere, facilitando anche la capacità allo studio perchè così l’allievo si appassiona di più avendo poi un rendimento migliore.

secondo noi i professori dovrebbero fare dei corsi di formazione per essere preparati a gestire le lezioni, in modo coinvolgente e che non annoino troppo. Un’idea potrebbe essere quella di attivare iniziative extra didattiche che riguardino i giovani, usufruendo anche tecnologie innovative per far sì che i ragazzi vengano stimolati ulteriormente.

 

Matteo

 

COM’E’ DIFFICILE O COM’E’ FACILE DIVERTIRSI OGGI

 

Odio quando sono costretto a seguire “il divertimento” altrui e finire col non divertirmi

Il divertimento e’ spezzare la routine! (soprattutto a scuola)

Il divertimento è un lampo: bisogna coglierlo ---- Carpe Diem

Il non divertimento e’ sentirsi esclusi

Il divertimento sta nel capire quando dire basta

Il divertimento lo creo io, con chi voglio ed ovunque lo voglio: basta volerlo!

Il divertimento e’ anche espressione dei propri desideri

Si può creare/trovare divertimento anche in un qualcosa che siamo costretti a fare: scuola!

Fermarmi a capire qual e’ il mio divertimento.

 

Ilaria, Edoardo, Andrea

 

 

CONFORMISMO

 

La gente è condizionata dai mass-media e non ragiona più con la propia testa.

Se si è diversi ci si sente esclusi e si ha paura dei pregiudizi degli altri. Spesso ci si conforma al resto della gente, ma ancor più chi è diverso viene giudicato male.

Tra i giovani è sempre più evidente che la moda influenza il loro modo di vedere e giudicare gli altri.

 

Martina

Giorgia, Giona, Martino

 

DIFFICOLTÀ NELL’ INTEGRAZIONE TRA CULTURE DIVERSE, MANIPOLAZIONE DEL PENSIERO

DA PARTE DEI MASS-MEDIA

 

Siamo partiti da :

come reprimere questo fenomeno ;

l’andamento di questa tematica è di importanza mondiale.

La difficoltà nell’integrazione tra culture diverse spesso è aggravato dalla manipolazione del pensiero fatto dai Mass-Madia che può provocare insensibilità, incomprensione verso le altre culture, chiusura mentale e ripudio collettivo della conoscenza di ciò che è diverso da noi.

Abbiamo concluso la giornata e la discussione, pensando che per sconfiggere questo fenomeno si può ma attraverso :

cosmopolitismo ;

informazione e conoscenza ;

uso della coscienza e della ragione per esaminare se stessi e gli altri ;

colpire la coscienza altrui e imprimere la riflessione su eventuali tomatiche correlate ;

pansare alla DIVERSITA’ COME RICCHEZZA.

 

Simon e Francesca

Tania, Debora, Lara , Anna

 

RAPPORTO CON LA DIVERSITÀ,

RELAZIONARSI CON RAGAZZI DIVERSAMENTE ABILI

 

Abbiamo iniziato definendo il concetto di diversità da vari punti di vista.

Secondo due ragazze la diversità è data da chi la considera tale, ma allo stesso tempo è ciò che ci rende unici e per questo diversi dagli altri.

Il parere di due ragazzi diversamente abili, quindi direttamente interessati al tema affrontato, è che la persona che viene definita diversa ha difficoltà a comunicare ed è introversa; inoltre secondo loro, uno è diverso se non si sente autonomo, se ha bisogno di sostegno.

In particolar modo abbiamo considerato come forma di diversità la disabilità, che da noi viene vista come chi non riesce a svolgere concretamente le cose della vita.

Una domanda che ci siamo posti è : Se i disabili sono meno amati ?

Questa concezione per noi non esiste, perché anzi necessitano di un aiuto in più e perciò devono essere più amati.

Secondo i diretti interessati si può superare in buona parte la loro difficoltà impegnandosi molto per raggiungere gli obiettivi della vita quotidiana.

Infatti per loro ci vuole solo un po’ più di tempo e di aiuto a differenza dei cosiddetti normali per partecipare alla vita comune.

Secondo noi il disabile si sente escluso dalla società perché essa gli attribuisce il concetto di disabilità.

Quindi se noi considerassimo come normali queste persone disabili anche loro si sentirebbero meno escluse, soprattutto quando consideriamo irrazionali i loro atteggiamenti che invece sono concetti normali espressi con più difficoltà.

 

Concretamente alcune soluzioni che abbiamo pensato possono essere:

abituare fin da bambini a concepire la disabilità come qualcosa di vicino a noi;

aiutare gli stessi disabili a vedersi come normali (nell’ abbigliamento e nel linguaggio); inserirli di più nella vita comune; aumentare la sensibilità e la partecipazione verso associazioni che li aiutino ad inserirsi nella società.

Alessandro, Silvia, Andrea, Martina

 

ALCOOL E DROGA, UNA REALTÀ DA NON IGNORARE

 

E’ una realtà molto diffusa. Bisognerebbe fare disitinzioni tra la pena applicata per l’utilizzo di una droga pesante e l’uso di una droga leggera. Di solito chi si droga è una persona debole o che ha comunque problemi. Queste sostanze vengono usate per divertirsi come ad esempio nel sabato sera. Può succedre che all’inizio vengano usate per divertimento, ma con l’andare del tempo si trasforma sempre in una dipendenza fisica, che non ti levi più di dosso. Altri ne fanno uso perchè influenzati da altre persone ed anche per vedere se gli effetti sono uguali a quelli descritti.

Pensiamo che possibili modi per combattere il problema sia quello di trovare delle attività coinvolgenti che allontanino la noia, per spezzare la routine della vita e quindi evitare di cadere nell’uso di sostanze come alternativa. Inoltre pensiamo che emarginare chi ne fa uso non porti a nulla.

Durante questo incontro i ragazzi che hanno partecipato alla discussione su « Alcool e droga », hanno anche parlato delle loro esperienze personali ed è emerso che fare uso di sostanze non rappresenta una giusta filosofia di vita.

Luigi, Carla, Sara, Jessica,

Claudio, Mattia, Egidio, Fabio,

Alexandru, Alessandro, Davide, Michel,

Roberto, Federica, Mila, Elisa

 

POLITICA

 

Abbiamo discusso: del rapporto fra i giovani e la politica, il lavoro dei politici, i fattori che influenzano la politica e le problematiche del nostro paese.

Ne è emerso che la politica è cambiata e molta gente non ha ancora le idee chiare su ciò che si nasconde dietro la poltica, oggi noi però vogliamo dare un consiglio :

non bisogna farsi influenzare dalle idee della società, ma usare la propria coscienza e seguire le proprie idee.

Samuele, Denis, Luca

 

PREGIUDIZIO

 

Oggi abbiamo parlato di come si può combattre il pregiudizio ma per incominciare ci preme dire cos’è il pregiudizio.

PREGIUDIZIO = IDEA DELL’ALTRO, POSITIVA O NEGATIVA.

 

Questi sono per noi i modi attraverso cui si può combattere il pregiudizio :

L’INCONTRO, COMUNICAZIONE e imparare ed apprendere la lingua dell’altro ;

IL RISPETTO.

Quindi alla fine della giornata ci siamo posti questa domanda :

 

PERCHE’ NASCE IL PREGIUDIZIO ?

a seconda del gruppo di cui si fa parte ;

dalla paura dell’altro ;

da un meccanismo spontaneo di autodifesa .

Ester, Daniel, Giada, Romina, Semira, Giulia, Valentina, Frizzy

 

PUNTI DI INCONTRO TRA GIOVANI DI TUTTO IL MONDO

 

Ci siamo soffermati da subito a pensare a quali sono i mezzi più utilizzati dai giovani per incontrarsi : interent (social network, facebook, blog, youtube ecc.), viaggi studio, vacanze, traslochi, tv e radio (per chi è radioamatore).

 

Dopo aver discusso le nostre considerazioni sono :

è più concreto fare nuove cooscenze spostandosi di persona senza usare interent e gli altri mezzi che abbiamo citato sopra, però per noi giovani risulta più costoso e richiede molto tempo libero ;

incontri come quello di oggi dovrebbero accadere più spesso ;

ci piacerebbe avere un dialogo diretto con dei rappresentanti dello stato delle regioni ecc. ;

gemellaggi tra scuole di altri paesi europei ;

incentivare a scuola corsi di lingue anche nel pomeriggio.

 

Irene, Marco, Lisa, Pietro

 

SCUOLA OGGI – PRO E CONTRO

 

Abbiamo iniziato dai Diritti degli studenti :

Diritto ad un’istruzione adeguata (più serietà nell’ambiente scolastico sia da parte dei professori sia da parte del personale) ;

Diritto ad una fomazione a livello extrascolastico (la scuola dovrebbe portare gli studenti più a stretto contatto con il mondo del lavoro) ;

Diritto ad avere un istituto scolastico efficente ed al passo con i tempi ( alcune scuole non sono fornite adeguatamente di strumenti tecnologici, oppure le attrezzature risultano obsolete e quindi non pienamente efficienti) ;

Diritto ad esprimere il proprio pensiero e a far valere il proprio culto (nell’ambiente scolastico alcuni studenti dovrebbero rispettare maggiormente le opinioni e le idee dei loro compagni e non discriminarli o escluderli dal gruppo per il loro modo di pensare).

 

Grazie al percorso fatto, siamo arrivati a queste conclusioni :

PRO :

nel nostro territorio sono presenti i vari indirizzi di studio, quindi è più facile la scelta e questo stimola allo studio e all’impegno ;

sempre nel nostro territorio gli istituti sono ben distribuiti e quindi non dobbiamo spostarci eccessivamente per raggiungerli.

 

CONTRO :

alcuni professori non sono sempre attenti elle esigenze degli studenti, e gli studenti non assolvono bene il loro dovere ;

la scuola risulta un pò troppo isolata dal mondo esterno, in particolare dal mondo del lavoro e fornisce un’istruzione troppo teorica ;

molti istituti non sono forniti di attrezzature adeguate e moderne.

 

COME MIGLIORARE L’AMBIENTE :

Pensiamo che la scuola dovrebbe organizzare degli stage, simulazioni di lavoro e colloqui con ex studenti come peer-educator e portatori di esperizenze ; lo stato dovrebbe dare maggiori finanziamenti alle scuole e le stesse gestirli meglio ; gli studenti poi dovrebbero essere più responsabili e seri nel rispetto del prossimo.

 

Davide, Alessia, Anna, Lara, Claudia, Matteo, Giada

 

OLTRE IL MURO

 

Questi i punti che sono stati discussi :

difficoltà concreta: diffidenza degli allievi nei confronti dei docenti ma anche “muri” eretti dai docenti (privilegio da non scalfire);

muri tra insegnanti e più in generale tra le persone; in questa società molto individualista si innalzano ogni giorno muri l'uno verso l'altro. Questa visione fa sorgere difficoltà di partecipazione e ciascuno vive in mondi privati autoreferenziali.

lavoro con ragazzi disabili: si sente sempre più la necessità di un nuovo progetto dove la persona disabile possa diventare risorsa per la comunità;

si riscontra una certa apatia nei giovani dovuto a deprivazione di speranza o di prospettiva (fallimento dei progetti), da qui si rendono conto di non poter incidere sulla realtà e come conseguenza si chiudono in loro stessi e nei loro piccoli mondi ;

si riscontrano anche fenomeni di intolleranza, ed i “muri” innalzati non sono solo da parte dei giovani ma anche degli adulti e sempre più l’indifferenza imperversa;

pensiamo che l'empatia sia importante e rappresenta la chiave con cui aprire la porta verso l’altro e soprattutto necessaria ad abbattere i muri eretti dai giovani e dagli adulti;

In conclusione ci rendiamo conto che l’insegnate diventa un punto di riferimento per gli studenti e se vogliamo conoscerli, ascoltarli ed aiutarli e saper rispondere alle loro esigenze, è necessario partire dal fatto che non è semplice e che dobbiamo conoscerci bene come persone.

 

IL REPORT DEL GRUPPO INSEGNANTI ED OPERATORI

 

ALCUNE DOMANDE, QUESTI I PENSIERI DEI GIOVANI…

1) Alcune riflessioni, pensieri o frasi riguardo la partecipazione !

ALEX :- per me partecipazione significa fare qualcosa tutti insieme e sentirsi integrato in un gruppo di persone.

Quando invece si creano solo degli stereotipi e le persone ti giudicano solo per “aver sentito dire”, e non per quello che realmente sei per me è negativo!!! In definitiva non dovrebbe essere così .

YURI :- inizio col dire che per me, il termine partecipazione non ha solo il significato di stare in mezzo ad eventi, feste o manifestazioni di vario tipo, partecipando in modo PASSIVO ma tutt’ altro. Cioè la vera partecipazione si viene a creare quando tutti i soggetti sono ATTIVI nello svolgere una qualsiasi attività.

Infatti in questo anno scolastico, ho avuto l’ opportunità di partecipare alla giornata di discussione sul tema del meeting il 16/12/2009 presso il Deposito Giordani ed ora sto lavorando per la progettazione dell’ incontro che si terrà il 30/04/2010.

MARCO :- per me la partecipazione è il divertimento nel fare qualcosa con gli altri, perchè se si è da soli non è la stessa cosa

FRANCESCO :- per me la partecipazione potrebbe essere data dall’inventare qualcosa ad esempio uno strumento, che permetta a più persone di stare insieme.

TIBERIO :- per me partecipazione vuol dire stare bene con se stessi e con gli altri ; avere anche un luogo dove ci si può sentire protetti ed al sicuro con le persone care.

I RAGAZZI DEI CAG « Spazio X » e « Area 19 » :- nel nostro contributo al Progetto Meeting ci siamo posti l’intento di dimostrare che i giovani riescono ad apprezzare ciò che offre la propria città, tuttavia ci poniamo domande sul perchè delle modalità di gestione di alcuni spazi.

2) Quale tematica vorreste o vi piacerebbe affrontare il prossimo anno ?

ALEX :- il prossimo anno mi piacerebbe trattare il tema dell’amore, in modo da poter discutere di come i giovani si rapportano con questo sentimento.

Per me non è sempre chiaro anzi è spesso frainteso e non tutti hanno la possibilità di esprimersi come meglio vorrebbero, per chiusura o per poca fiducia negli altri.

YURI :- una tematica che mi piacerebbe affronatre l’anno prossimo sempre se ci sarò potrebbe essere quella dell’ « accettazione dell’altro » (inteso come : accettare il prossimo per quello che è, per com’è, senza avere pregiudizi verso questa/e persona/e solo perchè si ha paura o non ci si conosce !!! come nel caso delle persone disabili).

Oppure un altro tema che mi piacerebbe affrontare è la « sessualità », come affrontarla senza aver paura. Come i ragazzi si rapportano ad essa, che paure hanno, quali possono essere le problematiche, come usare i metodi contraccettivi e soprattutto di responsabilizzarli, per quanto sia possibile e non prendere tutto ciò come un gioco!!! 

MARCO :- mi piacerebbe parlare del tema « Come si divertono i giovani ».

FRANCESCO :- per me sarebbe interessante il tema dell’ « arte ». 

TIBERIO :- mi piacerebbe affrontare la tematica sulla « convivenza e del rapporto con gli amici ».

 

I RAGAZZI DEI CAG « Spazio X » e « Area 19 » :- a noi interessa il tema « dell’identità sessuale ».

 

Il pensiero dei FACILITATORI… (1)

E’ con grande piacere che invio alcune semplici impressioni circa la mia breve esperienza di conduzione dell’Open Space di Pordenone. Anzitutto voglio ringraziare Luisa, che ha creato le condizioni affinché tutto potesse realizzarsi nel migliore dei modi. Ma voglio esprimere anche un forte apprezzamento per gli insegnanti degli istituti scolastici coinvolti per la partecipazione “attiva” mostrata durante la mattinata dell’Open Space, un “esempio” per i propri studenti. Proprio dagli studenti e dal loro coinvolgimento ho ricevuto le sensazioni più forti. Dopo un breve iniziale e comprensibile smarrimento per l’inusuale metodo di lavoro utilizzato, hanno subito compreso che ciò che chiedevamo loro era di impegnarsi in assoluta libertà e responsabilità, confidando solo su conoscenze, domande, dubbi e esperienze del loro quotidiano. I temi che hanno scelto di discutere, le informazioni che hanno condiviso, i suggerimenti che si sono scambiati, le risposte che hanno trovato sono la rappresentazione reale del loro quotidiano e vanno ad aggiungersi, in modo pratico e concreto, alle tesi e agli argomenti trattati in classe durante le fasi di preparazione, oppure lette nei libri.

A tutti questi giovani, che hanno avuto la responsabilità di determinare attivamente l'esito dell’Open Space, va quindi il mio profondo ringraziamento per ciò che hanno espresso. Nel momento in cui è stata implicitamente riconosciuta loro competenza, autonomia, iniziativa, hanno mostrato capacità nel discutere, nell’approfondire autonomamente i temi, nel far fruttare competenze e conoscenze. Due brevi impressioni sono davvero degne di nota:

- Ogni intervento (affermazione, ipotesi, domanda), sia in plenaria che all’interno dei singoli gruppi di lavoro, è stato sempre accolto e valorizzato positivamente, come un arricchimento utile alla discussione. Inoltre sono stati diversi i giovani che hanno deciso di “mettersi in gioco”. Non è sempre facile e scontato farlo, specie se si è di fronte a tante persone.

- Alcuni partecipanti hanno apertamente manifestato il sentimento di essersi sentiti accolti e a proprio agio, e ciò non è certo un miracolo del format Open-Space. Nasce piuttosto da una “predisposizione all’accoglienza” espressa dai giovani presenti che il metodo di lavoro utilizzato ha semplicemente saputo valorizzare. Non è un caso che i partecipanti si sono mescolati fra loro in base agli interessi e che i lavori nei gruppi siano iniziati e proseguiti in modo spontaneo dinamico ed efficace, così da condurre anche ad un significativo dibattito finale. Quest’ultimo, a mio avviso, ha anche introdotto notevoli spunti di riflessione sui temi trattati.

In conclusione… una bella esperienza, divertente e formativa. Per me è stata una ulteriore conferma del fatto che se vogliamo trasformare in positivo le cose che non vanno dobbiamo cominciare da noi stessi, dal nostro modo di pensare, di agire, di relazionarci con gli altri, a cominciare dal nostro rapporto con i giovani e con tutte quelle persone che hanno voglia di “esporsi” e di impegnarsi con passione ed entusiasmo. L’Open Space, come altre metodologie di lavoro, può sicuramente aiutarci ma rimane pur sempre uno strumento.

Stefano Santini

Il pensiero dei FACILITATORI… (2)

Ripensare e riscrivere la grammatica delle realtà giovanili potrebbe far pensare ad una fotografia statica di un esistente eterogeneo, complesso e in continuo movimento. In realtà, in un periodo storico caratterizzato dal progressivo allontanamento dei/delle giovani dalla vita politica del sociale, una tale analisi risulterebbe sterile e fuorviante anche perché nella società contemporanea l’adesione a determinati riferimenti culturali non è più determinata dalle relazioni fondate su una comune appartenenza sociale. La persona è in grado di soddisfare il proprio bisogno di modelli e significati, può costruire e alimentare la propria identità, anche al di fuori delle relazioni fissate da una stabile condizione sociale, di natura economica o di altro tipo. Questo alimenta un aumento della contingenza dei gruppi sociali che oggi tendono ad individuare insiemi fluidi di persone riunite dal fatto di “pensare allo stesso modo”.

Il risultato di questo processo può essere una complessiva diminuzione della partecipazione sociale, ma può essere anche una partecipazione che è diventata meno visibile, perché tende a frammentarsi, a disperdersi in tanti piccoli rivoli. Si potrebbe parlare di una trasformazione qualitativa della partecipazione giovanile, che si esprime con un maggior coinvolgimento nelle scelte che riguardano la vita locale della comunità di appartenenza. Come emerge da una ricerca di Ilvo Diamanti, “Il senso di appartenenza espresso dai giovani tende, come in passato, a sottolineare i caratteri di flessibilità ed apertura. Tra i riferimenti territoriali che suscitano grande attrazione: la città, la nazione, il mondo (…), prevale decisamente la dimensione locale, rappresentata dalla città o dal comune in cui essi vivono”. L’immagine che ne discende è quella di una generazione che si muove tra diversi riferimenti territoriali riuscendo in qualche modo a farli coesistere tra loro: “Invece di opporre il locale, il nazionale e il globale, li intreccia.”

Dal Libro Bianco della Gioventù dell’Unione Europea si evince come i/le giovani esprimano la volontà di essere coinvolti in attività che sappiano valorizzare le loro risorse e promuovere le loro competenze, questo perché, come presupposto alla partecipazione, i/le giovani devono acquisire o sviluppare delle competenze. Si tratta di intercettare, riconoscere e coinvolgere i/le giovani in nuove forme di partecipazione giovanile alla vita della città e del territorio (legate al protagonismo giovanile, all’espressione di sé, autogestione di spazi, grandi eventi). Processi nei quali si possa connettere i/le giovani alle istituzioni, mondi tradizionalmente separati, nel rispetto di quanto sancito dalla Carta Europea della Partecipazione dei giovani (vd Congresso dei Poteri Locali e Regionali d’Europa 21/05/2003): “Partecipare ed essere un cittadino attivo vuol dire avere il diritto, i mezzi, il luogo, la possibilità e, nel caso, il necessario sostegno per intervenire nelle decisioni, influenzarle ed impegnarsi in attività ed iniziative che possano contribuire alla costruzione di una società migliore.” In quest’ottica, il primo passo da compiere riguarda più il processo che il risultato: bisogna puntare sui processi di co-decisione che progressivamente sviluppano l’autonomia della persona e permettono di costruire modalità partecipative tese a valorizzare il protagonismo giovanile nelle varie forme di autogestione. L’obiettivo è di ridare voce ai/alle giovani del territorio, attraverso “legami caldi” (legami sociali tra gli stessi giovani e tra giovani ed adulti, basati sulla fiducia) garanti della sostenibilità futura: intesa sia a livello ambientale sia a livello di relazioni significative, per contenuti ed orientamento al benessere della persona.

L’obiettivo è di creare uno “spazio leggero” nel quale i/le giovani possano finalmente sperimentarsi come cittadini/e attivi/e, un luogo d’espressione, sperimentazione e confronto improntato all’autogestione, un “open-space” (spazio di discussione) della partecipazione giovanile alla vita della città”. Si tratta di concepire una metodologia formativa che, non contempli “rigidità”. Un luogo che riesca ad adattarsi con gradualità, ma con una filosofia dichiarata fin dall’inizio, alle mutevoli esigenze dei/delle giovani, favorendo la loro partecipazione, valorizzando la creatività, lo spirito d’iniziativa e l’incontro tra le persone.

Molte, troppe volte, alle nuove generazioni non vengono offerti luoghi d’espressione e confronto che si sappiamo modificare a seconda delle loro esigenze e modalità. Forse poche regole contrattate, insieme all’informalità delle relazioni, oltre che preoccupare, può regalare giornate come quella vissuta insieme. Un luogo d’incontro dove al posto del risultato, il focus è stato rivolto al processo d’emersione delle idee, di tutte le idee (belle e brutte), dove tutti/e hanno potuto portare il loro contributo ai temi proposti.

Della giornata mi hanno colpito molto l’energia nelle relazioni instaurate tra i/le giovani, tra loro ed i docenti (magnifici nel facilitare i lavori e nel lasciare il protagonismo agli/alle alunni/e), tra le persone ed il luogo (il Deposito Giordani come è concepito si presta all’incontro e lo scambio relazionale), tra noi esperti ed il personale comunale che con passione e professionalità ha curato tutti i particolari dell’iniziativa.

Questa commistione, diversità, intergenerazionalità, dove tutti/e hanno apportato qualcosa, ha permesso di far emergere degli elaborati importanti, delle tracce di lavoro sulle quali si è potuto riflettere e con le quali sono stati realizzati dei prodotti d’ottima qualita…Ma questi sono i risultati dati dall’arte dell’incontro tra le persone, non pronosticabile in partenza.

Molte volte, infatti, nel coraggio a lasciarsi andare alla conoscenza e curiosità si può trovare la “scintilla” che cerca di trovare nuovi significati, connessioni e culture altre da noi. Nel processo dell’incontrarsi si generano idee prima sconosciute, non ancora attualizzate, che improvvisamente prendono la forma di una sintesi tra i/le partecipanti. La ricchezza risiede in questo scambio di idee, arti e passioni che in qualche modo concretizza possibilità, opportunità e soprattutto capitale sociale.

Per capitale sociale si intende una rete di relazioni di fiducia e di confidenza che passa fra le persone, permette loro di sostenersi a vicenda e aiutarsi attraverso relazioni extra economiche (informazioni, consigli, aiuto personale, cura, consulenze, prestazioni occasionali ecc.) e la condivisione di competenze e tempo. Il capitale sociale non risiede come il capitale umano nelle persone, ma tra le persone.

Ringrazio tutte le persone che rendono possibile questo tipo d’iniziative, con il lavoro, la passione e la dedizione: quest’esperienza vissuta assieme mi ha arricchito molto sia a livello professionale, sia a livello umano…Cosa chiedere di più!

 

Ciao Christian

 

Il Meeting Giovani dell’Azienda USL di Parma

 

Il Meeting Giovani è per importanza e anzianità sicuramente una delle esperienze maggiormente significative di educazione alla salute e di confronto per gli adolescenti a livello nazionale.

Questa esperienza che nasce con l’idea dell’adulto nella veste di comparsa attiva, con il ruolo del facilitatore ha fatto scuola e ormai è consolidata in vari modelli educativi e organizzativi.

Cosa resta quindi di quel tratto di unicità che il Meeting Giovani aveva oltre 15 anni fa quando è partito? Innanzi tutto resta fedele alle origini. L’adulto nel tempo ha imparato sempre più ad essere facilitatore limitando i confini dell’essere educatore e di apprezzare il ruolo apparentemente marginale di chi accompagna e non indica la strada. Il giovane adolescente ha imparato a credere che esiste uno spazio dove poter esprimere liberamente il proprio pensiero con lo strumento comunicazionale che desidera. Questa piazza dove gli attori sono i ragazzi e gli spettatori sono i ragazzi è quella del Meeting Giovani.

In questo senso abbiamo cercato di creare e dare slancio ad altri luoghi che condividessero il metodo e il modello organizzativo. Già da anni il Meeting di Pordenone rappresenta un eccellente risultato che arricchisce e che offre stimolo a fare ancora meglio.

Da quest’anno si aggiunge anche il Meeting Giovani in Provincia come esperienza concreta di allargamento degli orizzonti del modello del Meeting Giovani. Il Meeting in Provincia mette al centro i territori oltre che i giovani; in altre parole si tratta di un Meeting che valorizza anche l’esperienza itinerante nei luoghi decentrati. Stesso titolo, obiettivi identici alla fonte e diversi negli esiti: in un caso un unico teatro per una tre giorni di iniziative, nell’altro due sabati sera in teatri sparsi per la provincia.

Dapprima l’idea di Meeting con l’adulto come facilitatore; poi il Meeting concreto e reale che supera la prova del tempo e della qualità, poi il Meeting in altre città ed ora il Meeting in Provincia.

Una storia fatta dai giovani per i giovani con gli adulti che stanno attivamente a guardare.

 

Esmeralda Losito

Referente Progetto Meeting Giovani

Spazio Giovani – Azienda USL Parma

 

I PENSIERI DEI GIOVANI DI PARMA E PROVINCIA…

 

QUANDO LA MIA VITA HA SENSO

 

La mia vita ha davvero senso quando mi sento pienamente me stessa

Giorgia B.

Liceo Canossa Fidenza

 

Sempre, dal primo all’ultimo respiro

Pietro R.

Istituto Melloni

 

Quando non la spreco

Solignano

 

È difficile trovarle “un senso”. È una grande fregatura

Dogo

Liceo Ulivi

 

Quando mi trovo bene con me stessa e riesco a risolvere i miei problemi 
  

Margherita

Berceto

 

Quando non sono falsa con me stessa

Arianna F.

Scuola Media Ferrari

 

Nel momento in cui mi sento realizzata e riesco ad essere fiera di me stessa 
  

Giulia P.

Neviano degli Arduini

 

Quando vengo messo in gioco

Nicolas S.

Scuola Media Falcone-Borsellino S.Polo di Torrile

 

 

Quando mi si riempie di responsabilità; quando sono chiamata ad impegnarmi

Liceo Canossa Fidenza

 

Quando provo qualcosa: Emozioni, sensazioni

Debora D. M.

Collecchio

 

Ogni momento è prezioso perché non si ripeterà una seconda volta, bello o rutto che sia

Giulia C.

Istituto Melloni

 

Quando di fianco ho qualcuno che mi vuole bene

Tiziana M.

Scuola Media “Falcone-Borsellino”

S.Polo di Torrile

 

Quando realizzo i miei obiettivi

e dimostro il mio amore alle persone a me care

Arianna D.O.

Istituto Giordani

 

Quando incontro una persona ke cambia la mia vita

Italo M.

Langhirano

 

Quando riesco a raggiungere i miei obiettivi

e quando risolvo le avversità che la vita mi pone

Ilaria C.

Istituto Sanvitale

 

Quando vedo che ho fatto una cosa che ha reso felice una persona

Scuola per L'Europa

 

Quando ogni giorno la vivo con semplicità

Istituto Giordani

 

Quando ho uno scopo per vivere

Diego R.

Scuola Media Falcone

Borsellino S.Polo di Torrile

 

Quando pensi di fare qualcosa di buono o aiuti gli altri

Davide C. & Sara T.

Itpacle Traversetolo

 

Quando ragiono

Maria Z.

Officina Sms Colorno

 

Quando mi diverto, sto con gli amici e la famiglia

Andrea D.

Sala Baganza

 

Nell’aiutare le persone che hanno più bisogno di me

Francesca D. M.

Trecasali

 

Quando sto bene con me stessa e con gli altri, quando mi diverto 
  

Eleonora A.

Berceto

 

Quando avrò finito la scuola


Matteo U.

Neviano degli Arduini

 

Quando mi impegno a costruire, a creare qualcosa

e quando dico sì alle opportunità che mi si presentano

Simone K.

Istituto Toschi

 

Sempre cioè spero di non essere inutile

Alessandro S.

Itpacle Traversetolo

 

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Venerdì 30 aprile 2010